Cloro

Il contributo per UNO di agosto. Per questo numero ci si stacca dalla classica impostazione a “rubriche” per lasciarsi travolgere dal “dove sono oggi”. Qui e ora, perché come riportato nell’editoriale “sapere dove siamo è un metodo per cercare di intuire chi siamo e il primo passo per comprendere da dove veniamo. Ma questo sarà il lavoro di una vita intera.”

Sono sull’autobus numero due quello che dal lago va fino alla stazione. Alla fermata del lido sale un gruppo di ragazzi. Il loro forte odore di cloro da piscina riempie il mezzo. Uno di loro si siede accanto a me, ha i pantaloni bagnati.
Ha con sé un iphone collegato a delle casse, piccole ma potenti, con un’ applicazione che simula rumori corporei. C’è il tasto rutti, il tasto scoregge (con diverse modulazioni). Lui schiaccia le icone e il gruppo ride di gusto. Anche a me viene da ridere. Scendo alla stazione e vado dove devo andare. Al ritorno scendo a piedi verso casa. Prendo l’abituale scorciatoia, quel percorso che da sotto alla stazione arriva in centro, alla pensilina del Botta, passando per le scale esterne di un complesso bancario, ma scopro che il percorso è stato sbarrato. Un grande cancello all’altezza della Madonna in cemento armato con un gancio sulla schiena per poterla spostare con la gru. Sono un cultore dei percorsi alternativi, quindi evito la via Cattedrale, torno un po’ indietro e imbocco una stradina che a memoria dovrebbe portarmi in centro. Ma sbaglio qualcosa e soprappensiero entro in una rampa di un parcheggio. Una voce mi urla “via da lì”, torno indietro e raggiungo la signora che sta gridando. Le dico di smetterla di urlare e che io vado dove voglio. Ha una cinquantina di anni, una maglietta leopardata attillata e mi dice che è la custode. Le dico che ho sbagliato strada ma che non deve urlare in quel modo, è una custode, mica un poliziotto. Lei mi dice che con il buio non ero un bel vedere e che di solito ci sono dei ragazzi che si arrampicano sui muretti.