Archivi categoria: Testi

Una raccolta di cose che ho scritto ma che non dovete sentirvi obbligati a leggere

Autismo

[Cadro, 2001]

Cammino lungo una strada poco illuminata. Sento alle mie spalle una macchina che si avvicina rapida e minacciosa.
Il mio istinto si allarma, si mette in agitazione.
Senza che io possa opporre resistenza il battito del cuore accelera i muscoli si tendono e la bocca si asciuga.
I peli si rizzano per cercare di spaventare quel mostro impavido.
Con la coda dell'occhio cerco una via di fuga. Continua la lettura di Autismo

Socialismo in un bosco a maggio


Socialismo in un bosco a maggio
Mangio un girino in un bosco a maggio
Spicca un volino un pulcino a maggio
Suona il violino in un bosco a maggio
E ufo rizzante lotus corniculatus
E una rivolta in un bosco a maggio
Capitanata da un vecchio faggio
Faggio pachidermico
Faggio epidemico
Faggio micofarmacologico
Plantago antrofagolanceolato
Fluido musco percolatoipoconcentrato
Mangio i fiori gialli in un bosco a maggio
Bruco giallo i fiori gialli in un bosco a maggio
Onanismo in un bosco a maggio
In un piano quinquennale il numero preciso di roveri su cui arrampicare
Onanismo a maggio
Socialismo a maggio

Che gioia gli uccellini!

[Lugano, marzo 2001] 

Che gioia gli uccellini.
Chiedono solo qualche briciola di pane.
Che fame hanno.
Il pane è finito.
Se ne vanno.
Si sono mangiati il mio pranzo e ora volano via.
Che gioia gli uccellini.

Noia

[Pregassona, 1998]

Fa caldo, la guida parla del più grande pittore impressionista del
diciannovesimo secolo, e sorride, forse. Qualcuno sbadiglia, i piedi
dolgono, il caldo aumenta, la guida continua a parlare, qualcuno si
siede, fa caldo, i piedi mi fanno male e sono stanco. Cambiamo sala, la
guida non chiude un attimo la bocca, fa ancora caldo, e sono stanco.
Sbadiglio. Sudo. I quadri sono piccoli e grigi, la guida é logorroica,
ho male ai piedi e fa caldo. Terza sala: fa caldo. La guida parla.
Basta, sono stufo, sono stanco e ho caldo. Ho male ai piedi, ma la
guida parla. Parla, parla, parla. E io sudo. La guida non suda, non ha
caldo, la guida. Parla e sorride. Fa caldo, caldo. Ho sete e mi fanno
male i piedi. Sudo. La guida parla. Caldo. La sete aumenta con il
caldo. Mi fanno male i piedi e la guida, la guida…parla. I quadri
sono opachi e tristi e grigi e fa caldo e ho sete e sudo e mi fanno
male i piedi e basta. Forse. Parla, la guida. Sbadiglio. Fa caldo e ho
sete. Ho male ai piedi anche nella quarta sala, mentre la guida parla e
ho sete. Caldo. Sete. Sudo. La guida parla e ho caldo e sete, sete. La
guida parla, lei non ha sete, parla. Fuori piove, io ho caldo e la
guida parla. Sudo, fa caldo e ho sete, sete. Sudo. Lei parla, lei
parla, parla, parla. Ho sete, caldo e male ai piedi, piedi. La guida
non suda, parla, non ha sete, parla, non ha caldo ne male ai piedi,
parla. Io ho sete, ma non parlo, lei parla, io no. Caldo. Sudo. Io
sudo. Lei parla. Ho male ai piedi, piedi, male. Sono stanco, io. La
guida parla molto, io l'ascolto e sudo molto. Caldo, molto. Male ai
piedi, molto. Intanto lei parla, parla.

Poveri Piccoli Preliceali (tautogramma in P)

[Sonvico, novembre 1998]

Poveri piccoli preliceali, per prendere pagella presentabile (portabile padre producente pedate) possono:
– Pagare professori (più peseta, più piacevole punteggio);
– Porgere professore piccoli pensieri, peresempio parure piene pietre preziose, piuttosto che pacchi pieni pepite portoricane;
– Palpare pisello (pene), o pizzicare passerella poi palpare pere, posseduti professori porci / professoresse pedofile;
– Partire per Parigi, per poter pigliare punteggi passabili;
– Piangere pieni polmoni, pietosi piagnistei presso professore;

Preliceali per passare periodi piacevoli possono:
– Precipitare ponte, poi pronunciare parole poco premurose per
professore poco prodigo (papà picchierà professore, possibile
produttore patimento per proprio pargolo);
– Produrre pericolose puzze piuttosto penetranti, per pregnare posto preferito professore

O almeno così sembrava…

[Sonvico, agosto 1998]


Era una perfetta giornata di novembre, forse un po' troppo umida, ma
comunque non eccessivamente fredda. La leggera coltre nebbiosa
offuscava parzialmente i raggi del sole.
Io, come tutti i giorni, mi stavo avviando con la mia valigia
ventiquattrore nera verso l'ufficio dove lavoravo. In un angolo un uomo
leggeva il giornale.
C'era qualcosa d'irreale nell'aria, ma non riuscivo a capire cosa.
Anche se tutto pareva tranquillo io mi sentivo stranamente agitato.
Arrivai allo stabile in Via Armignolo dove lavoravo, salii
sull'ascensore e schiacciai il tasto con l'indicazione quarto piano. La
forte illuminazione degli uffici, mi fece socchiudere gli occhi, quando
le porte si aprirono. Salutai i colleghi e mi sedetti alla scrivania.
Pur'essendo relativamente semplice il lavoro da svolgere, non riuscivo
a concentrarmi. Continua la lettura di O almeno così sembrava…