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Cose turche

Estate 2007, diario di viaggio fra Grecia, Turchia e Kurdistan.



Oppure guardatevi la pagina "in viaggio" 

Le immagini, salvo quando indicato, sono state aggiunte a posteriori (vedi l'album) pescandole da gallerie sul web, abbiamo viaggiato per cinque settimane facendo affidamento sulla Lonely Planet che, con tutti i limiti del caso, ha il sicuro pregio di invogliare a continuare il viaggio. Abbiamo utlizzato esclusivamente mezzi pubblici, preferendo il traghetto all'aereo per ovi motivi ecologici. Abbiamo anche trovato validi aiuti nel sito vagabondo.net che quindi consigliamo e ci siamo divertiti leggendo i resoconti sul sito di turistipercaso.it.
Per chi fosse interessato a provare a preparare qualche piatto assaggiato durante il viaggio, questo è un interessante sito!
Da guardare prima di partire "La sposa turca" di Fatih Akin e invece da leggere "Le streghe di Smirne" di Mara Meimaridi e "La bastarda di Istambul" di Elif Shafak.

Efeso

Una volta ad Efeso c'era il mare. A poco a poco il fiume ha trasportato sabbia e detriti e ora le rovine si trovano in mezzo ad una secca e sterposa pianura. E' qui che hanno trovato il Priapo, la statuetta con un gigantesco fallo che ora si trova in vendita nella versione fallo-apribottiglia nei negozietti di souvenir. Il mare e' a qualche chilometro: Pamucak sei chilometri di spiagge di sabbia finissima ricoperti di spazzatura e alghe, la raggiungiamo su due scassatissime bicicletta rischiando la vita schivando gli spericolati guidatori turchi. Istambul e' ad una notte di viaggio e la Turchia misteriosa e affascinante che abbiamo lasciato sembra lontanissima. Siamo vicini al luogo dove prenderemo il traghetto per tornare in Grecia e poi a casa. Ci rifugiamo nella penisola di Dilek, parco naturale pieno di animali con delle bellissime spiagge finalmente pulite. Poi si parte: Kusadasi-Samos, sei ore di attesa, poi da Samos fino al Pireo, una notte di viaggio e arrivo ad Atene alle cinque di mattina. Trasferimento in treno fino a Patrasso dove dobbiamo attendere dodici ore il traghetto (cittadina che pare sul punto di essere abbandonata dagli abitanti, un sacco di case disabitate ed in rovina, una di esse occupata dal Porto Patra Squat). Fuori dalla cinta del porto gruppi di una dozzina di uomini dai tratti asiatici e la pelle molto scura. Ci spiegano che cercano di attaccarsi sotto ai camion che traghettano fino all'Italia in cerca di un futuro migliore. Mentre mangiamo un panino un ragazzo arabo ci chiede in francese se possiamo aiutarlo a traghettare ospitandolo nel baule della nostra auto. Non abbiamo auto e ci dispiace. Gli facciamo gli auguri. A mezzanotte si riparte, chissa' quante persone sono riuscite ad entrare clandestinamente sulla nave. Due notti di viaggio e siamo a Venezia. Poi in treno fino a Milano e li cambiamo per Lugano. Incontriamo Luzia che e' stata a Milano per cercare di ottenere un visto per l'Iran. Poi in bus fino a casa, alla faccia di chi dice che con i mezzi di trasporto pubblici non si può andare da nessuna parte!

 


La fine del lavoro

Leggere Rifkin in viaggio da un sacco di spunti utili ed interessanti.
Ad Istanbul c'e' un'abbastanza efficiente rete di trasporti pubblici. Tram, autobus e traghetti ben collegati fra di loro, rapidi e puliti. La difficolta sta nell'accesso. Per usufruire di questi servizi a prezzi interessanti occorre acquistare un Akbil, una sorta di tessera magnetica giornaliera che permette di superare i cancelletti agli ingressi. Questi Akbil solo pero' introvabili. Ci sono diverse decine di uffici appositamente pensati per vendere Akbil, ma quando entri a chiederne uno l'impiegato ti comunica un laconico "no akbil".
A tutte le ore si trovano questi uffici vuoti e disadorni con impiegati annoiato che non ha assuolutamente nulla da fare.
In mancanza di Akbil, si deve acquistare un jeton, un gettone del valore di 1,30 lire che da diritto ad una singola corsa. Questi gettoni si acquistano in degli altri baracchini appositamente pensati per vendere solo i jeton.
Ai cancelletti poi ci sono altri impiegati che controllano se davvero inserisci il gettone nel cancelletto e non provi a fare il furbo.

Un sacco di gente che fa lavori fondamentalmente inutili. Uomini in strada vendono bottigliette d'acqua, lamette, fazzoletti. Quanto guadagneranno in un giorno? Quanti fornelletti antizanzare potranno essere assorbiti dal mercato cittadino in una giornata? Non ci sono metodi piu" razionali per distribuire questi beni?

Se non si trova urgentemente un altro modo di ridistribuire la ricchezza (il reddito di cittadinanza per esempio mi piace molto) saremo sempre piu' costretti ad inventarci lavori inutili. Tante ore per pochi soldi.
Il mio tempo vale molto di piu', voglio poterlo usare per leggere, dormire e guardale le nuvole.

Istanbul

A prima vista potrebbe sembrare di essere a Milano, Zurigo o Francoforte. Gente che cammina dappertutto a tutte le ore del giorno o della notte. Ma se si guarda meglio ci si accorge di essere da un'altra parte. In un luogo in cui che sopravvivono i venditori di sanguisughe per i salassi agli angoli delle strade e in cui alle fontane c'e' un solo bicchiere da cui tutti bevono senza nemmeno sciacquarlo. Finalmente io e la Ma non siamo le persone piu' strane in circolazione. La gente qui e' abituata a capelli rosa e a vacanzieri con lo zaino in spalla, godiamo quindi per un po' del privilegio di passare inosservati.
La musica assordante dei bar si zittisce solo quando il muezzin inizia a salmodiare, creando un fitto tappeto sonoro che non sembra finire mai.
Il bosforo di notte e' bellissimo.

Atatürk

Atatürk e' quello che sembra un vampiro e che si ritrova raffigurato sulle monete e sulle banconote turche.
A ben vedere Atatürk e' rappresentato su qualsiasi cosa. Bandiere con la sua effigie sono appese alle vetrine dei negozi. Ogni paesino ha almeno un busto in bronzo di Atatürk nella piazza principale del villaggio. A lui sono dedicate strade, musei, scuole, piazze e dighe (in particolare quelle del progetto GAP che sommergono villaggi e siti archeologici nella zona kurda). Qui ad Ankara c'e' un gigantesco mausoleo a lui dedicato, andiamo a visitarlo. All'entrata le nostre borse vengono controllate e noi passiamo sotto ai raggi X. Il parco e' pattugliato dai militari e da guardie in costume. I pompieri sprecano la poca acqua disponibile annafiando i fiori delle aiuole attorno al mausoleo. Nel museo sono conservati i pigiami di Ataturck, il pennello da barba di Ataturck, le sue scarpe e il suo mantello e qualsiasi altro oggetto abbia utilizzato anche solo una volta. Nello shop del museo si possono comperare le cartoline, i poster i portachiavi, le spille e gli ombrelli con la faccia di Atatürk. Nel cinemino incluso nel mausoleo vengono proiettati a ciclo continuo video biografici su Atatürk. Una specie di Disneyland dedicata all'eroe nazionale turco. L'Atatürk originale (pensavamo di ritrovacelo ibalsamato da qualche parte) e' invece conservato sotto un pesante blocco di pietra davanti al quale i turisti posano per foto ricordo.
Atatürk, da vivo, ha fatto un sacco di cose: ha introdotto il suffragio unıversale, i caratteri latini, ha slegato costituzionalmente lo stato dalla chiesa e ha obbligato tutti i tuchi a scegliersi un cognome per allinearsi alle usanze occidentali. Io sarei stato in serio imbarazzo a dover prendere una decisione di questo tipo. Per lui e' stato scelto Ataturck, che significa padre di tutti i turchi, ma il suo vero nome era Moustafa Kemal. Si e' fatto regalare una carrozza ferroviaria da Hitler. Per altre notizie biografiche vi rimando alla wikipedia.