Pubblicità per la pubblicità

Articolo pubblicato sull’ultimo numero del quindicinale satirico “Il Diavolo”

Sono un pubblicitario: ebbene si. Io sono quello che vi vende tutta quella merda. Quello che vi fa sognare cose che non avrete mai. Nessuno desidera la vostra felicità, perché la gente felice non consuma” Frédéric Beigbeder

Parlarsi addosso!
La cifra d’affari annuale dell’industria pubblicitaria elvetica si aggira attorno ai 7 miliardi di franchi. Con questa cifra si potrebbe regalare 311 abbonamenti al Diavolo ad ogni abitante del cantone. Oppure si potrebbero comperare 300 mila dosi di LSD (forse anche di più visto il ribasso di prezzo dato dall’acquisto in grande quantità), oppure regalare a sette persone un miliardo di franchi. Con questa sbalorditiva quantità di denaro si potrebbe assegnare a 14 manager dell’UBS un bonus da 500 milioni. Ecco, direi che avete capito l’entità della cifra e che non servono ulteriori esempi.

Lavaggio del cervello
Secondo alcune stime, siamo bombardati quotidianamente da almeno 7’000 messaggi pubblicitari. Cifre sufficienti per rendere l’argomento “pubblicità” tabù e a prova di critica. Eppure la BSW (che è la lobby dei pubblicitari elvetici e non la sigla di una nuova influenza), a cui fanno capo le principali agenzie pubblicitarie e operatori del settore, in occasione del suo 75° anno di attività, ha deciso di lanciare una campagna per “pubblicizzare la pubblicità” ammorbando lo spazio pubblico con affissioni senza particolare estro grafico. Sfondo color crema, testo in rosso, slogan del tenore “Gli spazi pubblicitari danno spazio al lavoro.

Il lavoro rende liberi
Quello di giustificare nefandezze con la scusa dei posti di lavoro è un vecchi trucchetto dell’industria. Fabbriche di armi che non possono essere chiuse perché “creano posti di lavoro”, villaggi appestati dall’amianto per garantire “posti di lavoro”. Anche Erode con la sua strage degli innocenti ha creato un sacco di posti di lavoro. E allora?

Il tipo della stazione ha capito tutto!
L’anonimo estensore che, nel sottopassaggio della stazione di Bellinzona, ha vergato con mano sicura e pennarellone nero, un cubitale “non voglio lavorare”, sotto al suddetto manifesto, ha capito tutto (vedi foto-svasso)! Le pubblicità creano posti di lavoro, con i soldi guadagnati lavorando soddisfiamo bisogni creati ad hoc dalla pubblicità, che ci spinge a comperare e a consumare senza mai essere appagati.

Quello di sovvertire i messaggi pubblicitari è quindi un atto di igiene mentale. Non voglio lavorare, voglio vivere, voglio un reddito, voglio tempo libero, voglio fare quello che mi piace! Nel sito della campagna si arriva ad affermare che la pubblicità s’impegna per la libertà d’espressione e che l’esistenza della pubblicità e sinonimo di libertà di stampa ed è quindi un pilastro della nostra democrazia. E questa è una bestialità evidente! I giornali liberi sono quelli che resistono all’offensiva pubblicitaria e che si finanziano grazie al sostegno dei lettori.

Pubblicità ottuse
La strapresenza pubblicitaria crea però dei momenti di satira involontaria. Per esempio, cercando su google “il costo di una dose di LSD” (mi serviva il dato per redigere le prime righe di questo articoletto) si ha come prima risposta un link sponsorizzato della Migros che invita, a confrontare i prezzi di questo prodotto sul suo catalogo online. Migros pusher? LSD M-budget? Evviva la pubblicità intelligente!

Se mentre ti rattristi per l’estate ormai finita noti una pubblicità che ti infastidisce o ti colpisce per la sua bruttezza, per la sua marcata inutilità o per il cattivo gusto, niente ti deve impedire di fotografarla e di inviarla in redazione corredata dalle tue pungenti osservazioni!

Gemelli separati nella culla
L’estate non ferma il censimento dei “gemelli separati nella culla”, loghi e scelte grafiche di compagnie diverse che mostrano però un’evidente origine comune. È il caso di questa segnalazione che ci arriva grazie a due amici del Diavolo che hanno notato una strana ed inequivocabile somiglianza fra il Pardo logo del Festival del Film di Locarno 2010 e lo storico marchio della Puma (multinazionale dell’abbigliamento sportivo creata dal fratello del fondatore dell’Adidas).

I due attenti lettori, con rara saggezza e non poca ironia fanno notare: “Chi non ha idee ha ispirazioni. Chi non ha ispirazioni ha il copia e incolla di Photoshop“. Lunga vita a Photoshop!

Invia anche tu i “gemelli ritrovati” a: redazione@ildiavolo.com