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In vetrina

Da “La vetrina” de La Rivista di Lugano di venerdì 2 marzo (pagina 5) – di Marina Buttiglione

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La scena è pronta, i protagonisti concentrati, la luce è quella giusta. Ciak, si gira! Finalmente il momento è arrivato, la produzione entra nel vivo e il regista dirige attento i primi attimi del suo documentario. L’emozione è tanta, la tensione alle stelle, ma tutto sembra procedere nel migliore dei modi. L’importante è non avere fretta perché la premura, in questo campo, è cattiva consigliera. Ne è convinto Olmo Cerri, che precisa: «spesso bisogna farsi sorprendere dagli eventi senza seguire rigidamente la tabella di marcia. Quando si produce un documentario non c’è nulla di più bello che “rubare” momenti di vita inaspettati, attimi imprevisti e magici allo stesso tempo».

Questa settimana incontriamo un giovane aspirante regista. Ambizioso, entusiasta e sicuro di sé, sa che per emergere nel campo dell’audiovisivo non basta la passione: ci vogliono dedizione, serietà, rigore. Frequenta a Lugano l’ultimo anno del conservatorio internazionale di scienze audiovisive (Cisa) e presto potrà tentare la strada del professionismo. Si è avvicinato alla cosiddetta «settima arte» anche perché, in essa, intravvede una splendida opportunità, quella di abbinare il cinema all’impegno sociale. Dopo la maturità sociosanitaria, Olmo si è diplomato presso la Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana conseguendo una specializzazione in lavoro sociale. Durante la sua formazione ha avuto varie esperienze lavorative. Continue reading In vetrina

Alberto Meroni: fra ciak e lasagne

Intervista apparsa sul quindicinale satirico “Il diavolo” in edicola oggi

Vi ricordate la pubblicità del Diavolo di qualche anno fa? Ecco, l’ha fatta Lui. E quella dell’ottico con il prete e la escort? Opera Sua! Linea rossa il talk dei giovani sulla RSI? C’è il suo zampino. Il cortometraggio ecologista “Ombre” che ha sbancato i festival di mezzo mondo? È sempre Lui il regista. Persino sul dvd dei Frontaliers è riuscito a mettere mano. Si ma Lui chi è? Lui è Alberto Meroni, uno splendido trentenne che al cinema e ai suoi derivati ha dedicato la vita e che si definisce “iperattivo e dislessico”. Cercheremo di conoscerlo meglio in queste pagine di intervista che da un po’ di tempo a questa parte stiamo dedicando ai protagonisti emergenti del cinema sudalpino: Erik Bernasconi, Bindu de Stoppani, Lorenzo Buccella, Niccolò Castelli e in questo numero… Alberto Meroni!

Ciao Alberto, grazie per averci dedicato un po’ di tempo, riesci a presentarti in al massimo quattro righe?
Ok, ci provo. Scena 1 presentazione prima… ciak! Sono un regista indipendente di pubblicità, documentari, programmi televisivi e fiction. Sono attivo, nel senso che pago le tasse grazie a questo lavoro, da 16 anni ovvero da quando avevo 16 anni… ora ne già 34. Oddio, non ne avevo mai avuti così tanti! In questi anni ho realizzato davvero migliaia di lavori e alcuni, i più personali, hanno ricevuto decine di riconoscimenti internazionali… Continue reading Alberto Meroni: fra ciak e lasagne

Interviste ai narratori del Festival di Arzo

A seguito della realizzazione del documentario Ricordi di qui e d’altrove. I primi 10 anni del Festival di narrazione di Arzo, abbiamo voluto proseguire il dialogo con i narratori che ogni anno partecipano al Festival di Arzo, raccogliendo diverse interviste ricche di storie, luoghi e riflessioni sulla narrazione.

Oltre a essere visibili online su di un sito dedicato: narrazione.noblogs.org saranno proiettate sabato 27 e domenica 28 agosto 2011, in diversi momenti nel corso della giornata, nella Corte dei Corti.

Tutte le info sul festival sono qui: festivaldinarrazione.ch

Quel che resta del Ticino

Ground Zero (quell’altro)
Da qualche tempo ormai fra la meglio gioventù ticinese gira una rivista dalla copertina a specchio. È un semestrale ma è perennemente in ritardo. È così culturale che una volta Giuliano Bignasca l’ha sfogliata ed è svenuto. È così fuori dagli schemi che una volta Fazioli l’ha presa in mano e ha cominciato a vomitare viola. È così sorprendente che quando l’ha vista Norman Gobbi gli è passato l’appetito. Intervistiamo uno dei fondatori della rivista: l’artista, tipografo ed editore Gregorio Cascio.

Prima di iniziare l’intervista perché non ti presenti?
Sono nato a Lugano nel 1974 e cresciuto in Capriasca dove “scorrazzavo con un mitico sachs medio“. Dopo gli studi e diverse esperienze lavorative nell’ambito tecnico tra Lugano e Zurigo ho intrapreso la formazione di Designer SUP in comunicazione visiva. Da allora vivo pericolosamente anche perché nel 2001 ho fondato la casa editrice indipendente Cascio Editore.

Una casa editrice, quante emozioni, proprio ora che con Photoshop scaricato da emule, chiunque può improvvisarsi grafico. Qual’è la differenza portata da un professionista?
L’informatica è un mezzo, perché alla fine la qualità tende a prevalere sulla tecnica , anche se ogni tanto è frustrante sentirsi dire: «Se ar cósta inscí tanto, alora gh’ro fagh fá ar mè nevod. Anca lü ar gh’a or computer».

Complimenti per la trascrizione foneticamente perfetta ma, a proposito, che cos’è GroundZero?
È un tentativo di raccontare il quartiere Ticino attraverso gli occhi degli artigianisti che lo abitano, ognuno con la sua disciplina. Poesia, arti visive, reportage, letteratura e saggi critici coabitano per scandagliare il reale e ri-mostrare ciò che ci circonda. Ri-mostrare perché siamo convinti che gli eventi tragici dell’11 settembre ci obbligano a trovare dei nuovi modi per definire ciò che siamo e ciò che ci circonda. Quindi il concetto di macerie e il nome Ground Zero sono la visione del nostro presente come pure il nostro punto di partenza, il nuovo punto zero. Continue reading Quel che resta del Ticino

Sorelle d’Italia: La carica delle centouno

I due videomaker poco prima dell'arresto

Articolo pubblicato sul Diavolo oggi in edicola, nella versione cartacea è apparsa una versione con alcune domande in meno.

Un documentario prodotto all’ombra del Ceneri inventaria gli sguardi rivolti dalle donne italiane verso al Cavaliere.

Interrompiamo Lorenzo Buccella mentre stra trattando i diritti di diffusione del suo ultimo documentario in tutta l’area asiatica. Parla un coreano fluentissimo, ci chiede di attendere qualche istante nella grande veranda attorniata da palme rivolta verso un azzurrissimo spicchio di mare tropicale. Una giovane donna ci offre delle tartine e dello champagne. È evidente che nonostante il successo che sta avendo “Sorelle d’Italia”, non si è montato la testa.

Ciao Lorenzo, prima di iniziare, per chi ancora non ti conosce presentati in meno di duecento battute.
Qualcuno ha detto “meno contano e più scoreggiano”. Sono convinto che quando morirò, al posto di rivedere la mia esistenza in un batter d’occhio come vuole il cliché o Clint Eastwood, avrò solo una strana sensazione olfattiva.

Secondo Guy de Maupassant, agli uomini piacciono soprattutto due cose: annusare i propri peti e leggere i propri scritti, comunque 230 battute, non male. Peccato che hai dimenticato tutti i dati importanti (ma rimediamo con il box grigio a lato), ma andiamo avanti. Si parla parecchio del tuo ultimo lavoro “Sorelle d’Italia”, di che tratta?
Un viaggio nella mente, nel cuore, nel pancreas e nella cistifellea delle donne d’Italia, per sondare quanto contagio abbia portato (per via benigna o maligna) il virus-Berlusconi. Continue reading Sorelle d’Italia: La carica delle centouno

Sul filo del tempo – morire

l'installazione al museo di mendrisio

Fino al 16 gennaio, è ancora possibile visitare alla casa Croci di Mendrisio, l’esposizione “Sul filo del tempo“. Terza tappa di un percorso espositivo iniziato nel 2008 sulle tappe dell’esistenza. Siamo alla fine: la morte. Nell’esposizione è presente la video-installazione realizzata dagli studenti del II anno CISA, con interviste sul tema.

Me-gio-ve (14’00/17’00), sa-do (14’00-18’00), entrata libera.