Storie di fontanelle e socialnetwork

Era un po’ di tempo che avrei voluto riassumere tutta questa faccenda in un post. Lo scorso marzo ero in giro, assetato, per il Piano della Stampa, l’inverno era ormai passato, ma la chiusura invernale delle fontanelle perdurava…

Ho quindi scritto il seguente tweet includendo l’account ufficiale della città di Lugano, anche perché era stata lanciata da poco la campagna “l’acqua del rubinetto è buona” (promossa dalla Città di Lugano, le Aziende Industriali di Lugano, l’università, il cantone e l’Associazione fontanieri ticinesi) che voleva proprio invitare la popolazione a preferire l’acqua pubblica proveniente dalla rete idrica cittadina piuttosto che quella in bottiglia.

Due giorni dopo, l’account ufficiale luganese, mi risponde. E non solo. Hanno anche immediatamente riaperto la fontana sul Piano della Stampa.

Ora l’acqua fresca sgorga dal rubinetto. In abbondanza, forse anche troppa. Infatti c’è un problema al rubinetto, è impossibile chiuderla.

In men che non si dica anche questo problema viene effettivamente risolto e il rubinetto sostituito (e siamo al 17 marzo).

Visto che l’approccio tramite social ha funzionato così bene, riprovo. Avevo notato che con i lavori di ristrutturazione della Stazione Ferroviaria di Lugano erano state eliminate la comoda fontanella all’ingresso, e quella sui binari. Rimaneva soltanto la fontana nascosta dietro al Buffet, sempre drammaticamente chiusa.

L’impressione era che si volessero favorire i venditori di bibite in bottiglia (massicciamente presenti in zona). Questa volta aggiungo nel tweet, oltre alla città di Lugano (che continuerà a dialogare e rispondere in maniera assolutamente cordiale) anche il servizio clienti delle FFS (che però non risponderà mai a nessun messaggio).

Contatto anche alcune forze politiche attente all’ecologia (Verdi e Socialisti) che, in men che non si dica, preparano un’articolata interrogazione (qui il testo completo). Anche l’ASTUTI prende posizione e segnala che anche la fontana di Bellinzona è stata chiusa dopo i lavori di ristrutturazione. Il tutto avrà anche una certa risonanza mediatica.

“quando arrivano chioschi e distributori automatici, forse per timore della concorrenza sleale posta dal prezioso liquido delle nostre sorgenti, spariscono le fontane di acqua potabile. Alla stazione FFS di Lugano ad esempio, è sparita anni fa la fontanella sulla piattaforma tra i binari 2 e 3, e, con la ristrutturazione del piazzale, anche quella che si trovava all’ingresso (dove c’erano i posteggi dei Taxi). L’unica fontana ancora presente, situata sul binario 1, risulta sempre chiusa.”

Il 4 aprile, arriva una prima risposta con un tweet della Città di Lugano.

Si parla di problemi di tubazioni e di costi. Proprio dopo che sono stati investiti milioni di franchi (in parte pubblici) per la ristrutturazione, farsi fermare da “problemi di tubazione” sembra davvero strano, non solo a me, anche ad altri utenti…

L’utente GianP fa giustamente notare che, con la ristrutturazione della stazione, anche i bagni pubblici, che fino ad allora erano sempre stati gratuiti, diventano improvvisamente a pagamento. Si toglie quindi ai viaggiatori un’altra possibilità di accedere liberamente all’acqua pubblica e si conferma la tendenza delle stazioni FFS elvetiche di trasformarsi da spazi pubblici a spazi privatizzati e commerciali.

Il 12 giugno il Municipio risponde ufficialmente all’interrogazione della sinistra luganese (la risposta completa è visibile qui). Con una risposta che ha richiesto circa tre ore di lavoro, si fa notare che per il Municipio l’acqua pubblica è e rimane importante e che faranno in modo di ripristinare le fontane in stazione, ma che non hanno grandi intenzioni di posarne altre né nella piazza davanti alla stazione (finanziata dalla città con 2,9 mio di FR), né alla pensilina degli autobus.

Però il primo agosto (festa nazionale Svizzera), in pieno allarme canicola, noto che la fontana della Stazione è stata riaperta.

Rimane per me aperta l’interessante domanda posta nell’interrogazione progressista:

“Durante l’inverno appena trascorso le temperature in città di Lugano non sono quasi mai scese sotto zero. Tuttavia alcune fontane sono rimaste chiuse ininterrottamente per quasi quattro mesi. È possibile accorciare il periodo di chiusura delle fontane pubbliche d’inverno rispettivamente regolarne l’apertura in modo più flessibile, per offrire un miglior servizio agli utenti?”

Ho notato infatti che in molti comuni, anche ben più freddi di Lugano, le fontane rimangono aperte anche durante il periodo invernale. Qualcuno ha informazioni tecniche in merito?

Cartoleria Buccellati

CartoleriaUn bel libro di racconti che mi ha fatto venire in mente che anche mia nonna ha una fotografia in cui, da giovane, sembra la signora sul pacchetto delle Mary Long e mi ha fatto ricordare quella volta che Dimitri Rosi ci ha portato a Milano a vedere i fenicotteri dei signori Invernizzi ma c’era una palizzata e non abbiamo visto nulla e anche che avevo uno prozio che faceva il pasticcere e sputava negli albumi da montare per fare le meringhe perché sapeva che le avrebbero mangiate i borghesi. Forse non conosceva Dj Bobo ma sicuramente avrebbe sputato anche nelle sue.

Oliver Scharpf – Cartoleria Buccellati – tipografia helvetica

La prima volta che ho comperato un preservativo

Ero in passeggiata scolastica, alle medie. Ci avevano portato in Alsazia con il bus. Mi ricordo che un giorno il programma didattico prevedeva: la mattina visita ad un campo di concentramento, per il pomeriggio invece sosta all’Europapark. Abbiamo visitato il campo di concentramento a passo veloce, soffermandoci soltanto un attimo sulle camere a gas, tanta era la voglia di andare all’Europapark.

Non mi ricordo se dopo l’Europapark o dopo il campo di concentramento, ma comunque in un momento di “uscita libera” io ero andato in farmacia e avevo chiesto, sfoderando la mia miglior pronuncia, “des condoms”. Così a bassa voce che la farmacista non aveva capito. Ho dovuto ripetere. Avevo cercato sul BOCH minore (quello con il vulcano in copertina) la definizione. Mi ero anche allenato.

Non avevo la minima ambizione di utilizzarli nel corso di quella passeggiata scolastica, sono sempre stato un tipo abbastanza cosciente delle proprie possibilità. Una farmacia in Alsazia mi sembrava però offrire la privacy necessaria per un acquisto di questo tipo. Una volta a casa ne ho provati due o tre. Avevano uno sgradevolissimo odore di vaniglia sintetica. Mi immaginavo che già il solo indossarli mi avrebbe fatto provare chissà quali sensazioni. E invece niente. E poi quelli avanzati sono rimasti nella cassetta di metallo rossa chiusa a chiave nel cassetto della scrivania, inutilizzati, per anni.

Oggi quando li compero alla Migros cerco sempre di associarli ad una spesa che lasci trasparire torbida virilità. Cerco di impressionare un po’ la cassiera. Spesso compero gli avocadi, oppure il sapone per la doccia con i noduli di titanio, o almeno le verdue bio o la schiuma da barba. Qualcosa che dia profondità alla mia spesa. Raramente mi pare impressionata. Solo una volta mi ha rivolto un “buona serata” che mi è parso allusivo e forse leggermente lascivo.

La prima volta che ho rubato un libro in biblioteca

Su stimolo di mia sorella che ha scritto “La prima volta che Lenno ha mangiato un avocado” mi è venuta voglia di continuare la rubrica “La prima volta che…“.

Ero alle medie, nella biblioteca delle Scuole Medie di Pregassona, e ho preso un libro in cui Dario Fo raccontava la sua gioventù, e poi l’ho restituito. E poi appena la bibliotecaria lo ha rimesso nello scaffale, l’ho ripreso e l’ho messo in borsa e me lo sono portato via. Mi sono sentito un po’ in colpa perché la bibliotecaria Cristina mi voleva molto bene ed era sempre gentile con me. Ora che Dario Fo è morto sento che è venuto il momento di ammetterlo pubblicamente. Non l’ho mai più nemmeno riletto. Se lo ritrovo giuro, Cristina, che te lo riporto.

Non ho mai più rubato libri, però ho rubato:

– Un estintore da un autosilo.
– Due tavoli e quatro panchine da festa campestre.
– Un hardisk da un tera.
– Un caricatore del Mac (parzialmente dimenticato, ma sapevo chi fosse il vero proprietario).
– La pila di una maschera in un cinema.
– Uno o due cestini del Denner.
– Decine di rotoli di carta igienica (per almeno due anni non ne ho comperata).
– Pacchi di fogli per la stampante.