Non sapevo se il dick della balena si scrivesse come il cazzo degli inglesi

Riprendo qui lo stato su FB del mio amico ed ex coinquilino Stefano Mosimann:

Stavo girando per negozi alla ricerca di moby dick edizione einaudi, einaudi perche Giorgio mi ha detto di prendere quello. Al segnalibro era finito cavolo, ne avevano solo uno con le illustrazioni, ma erano brutte e le balene brutte a me non piacciono. Allora sono andato in un negozio nel quartiere maghetti, la signora libraia era un po’ distratta, c’era una coppia contenta che stava uscendo quando lei da infondo lo scaffale gli ha urlato di fare presto a tornare perché era il suo ultimo Natale.  Continue reading Non sapevo se il dick della balena si scrivesse come il cazzo degli inglesi

Il biscotto definitivo

cantuccini 2

Volevo dirvi e darvi la mia opinione sul “biscotto definitivo”. Se del “biscotto preferito” si è parlato tanto, la questione “biscotto definitivo” rimane sempre in secondo piano. Il “biscotto definitivo” è quel biscotto che, se qualcuno ti imponesse di scegliere un solo tipo di biscotto da mangiare ad ogni colazione di ogni giorno che nostrosignore manda in terra, tu sceglieresti quello. Appare chiaro che se magari come “biscotto preferito” da mangiare, ogni tanto, magari anche spesso, ma sempre e solo quando ne ho voglia, faccio un tipo di scelta (nel mio caso gli spitzbuben con il loro sontuoso ripieno di marmellata), per quanto riguarda il “biscotto definitivo” devo fare ragionamenti di altro tipo. Gli spitzbuben alla lunga possono anche stancare. Sono buoni certo, buonissimi, ma dopo dieci giorni la marmellata rossa ti esce dagli occhi. Il mio “biscotto definitivo” sono i cantucci di Prato. Penso che potrei mangiarne tutti i giorni per sempre.

> Per la ricetta vi rimando al blog di mia sorella

The ballad of Johnny Boy

Era un po’ che avevo in mente di fare un video con le immagini che il Davide Pinardi aveva fatto importare all’Ema. Erano rimaste su un hardisk. Gliel’ho chiesto e lui non ha avuto nulla da ridire. Anzi!

Erano decine di cassettine, miniDV con tutti quei video che in tutte le famiglie si fanno. Natale. Recite scolastiche. Compleanni. Vacanze al mare. Immagini della neve dalla finestra di casa. Gite. Cuccioli di animali. Piedi. Autoritratti allo specchio. Immagini che ognuno di noi ha girato, o almeno, che ognuno di noi ha un parente che ha girato. Sono subito estremamente familiari. Grazie a Terry Blue (al secolo Leo Pusterla) con il suo bellissimo brano, ho avuto l’occasione giusta per lavorarci su. Per parafrasare il regista cileno Patricio Guzman: una famiglia senza video di Natale è come un paese senza documentaristi. Ecco.

Questo il risultato.


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