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La prima volta che ho comperato un preservativo

Ero in passeggiata scolastica, alle medie. Ci avevano portato in Alsazia con il bus. Mi ricordo che un giorno il programma didattico prevedeva: la mattina visita ad un campo di concentramento, per il pomeriggio invece sosta all’Europapark. Abbiamo visitato il campo di concentramento a passo veloce, soffermandoci soltanto un attimo sulle camere a gas, tanta era la voglia di andare all’Europapark.

Non mi ricordo se dopo l’Europapark o dopo il campo di concentramento, ma comunque in un momento di “uscita libera” io ero andato in farmacia e avevo chiesto, sfoderando la mia miglior pronuncia, “des condoms”. Così a bassa voce che la farmacista non aveva capito. Ho dovuto ripetere. Avevo cercato sul BOCH minore (quello con il vulcano in copertina) la definizione. Mi ero anche allenato.

Non avevo la minima ambizione di utilizzarli nel corso di quella passeggiata scolastica, sono sempre stato un tipo abbastanza cosciente delle proprie possibilità. Una farmacia in Alsazia mi sembrava però offrire la privacy necessaria per un acquisto di questo tipo. Una volta a casa ne ho provati due o tre. Avevano uno sgradevolissimo odore di vaniglia sintetica. Mi immaginavo che già il solo indossarli mi avrebbe fatto provare chissà quali sensazioni. E invece niente. E poi quelli avanzati sono rimasti nella cassetta di metallo rossa chiusa a chiave nel cassetto della scrivania, inutilizzati, per anni.

Oggi quando li compero alla Migros cerco sempre di associarli ad una spesa che lasci trasparire torbida virilità. Cerco di impressionare un po’ la cassiera. Spesso compero gli avocadi, oppure il sapone per la doccia con i noduli di titanio, o almeno le verdue bio o la schiuma da barba. Qualcosa che dia profondità alla mia spesa. Raramente mi pare impressionata. Solo una volta mi ha rivolto un “buona serata” che mi è parso allusivo e forse leggermente lascivo.