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Fetiye

Scusate la grafia ma la disposizione dei tasti sulla tastiera e' molto diversa da quanto sono abituato.

Con unimpressıonante botta di fortuna schiviamo Marmaris e in men che non sı dica siamo sul Dolmus (i pıccoli bus che collegano senza logıca comprensibilq qualsiasi punto) che cı portera' a Fetiye. Suı bıgliettı dell'aliscafo che ci riportera' sul continente il funzionario doganale ha stampigliato ''visitaori benvenuti''. All'entrata in Turchia nessuno si cura di noi se non il baffuto che stampiglia sul passaporto il visto. Sul Dolmus c'e' parecchıa gente, non abbiamo ancora lire turche e l'uomo che funge da tuttofare ci fa capıre che potremo pagare all'arrivo. Oltre all'autısta sui dolmus c'e' una seconda persona il cui compito e' quello di rendere ıl vıaggio il piu' pıacevole possbile. Ci offre acqua; ma neı viaggi piu' lunghi distribuisce anche caffe', the' oppure una specie di dopobarba profumato con cui rinfrescarsi. Sulle tratte piu2 lunghe sono dispensate con generosita' anche vıdeoclip dı bafuti musicisti tuchi che cantano smielatissime canzoni d'amore con mare e scogi a far da sfondo. Sale una donna velata con due bambine ricciole e le borse della spesa. Ci offre due pere.

Dopo alcune ore all'arrıvo a Fetıye, l'autista ci presenta suo fratello che gestısce una pensioncına con una magnifıca terrazza piena dı divane e tappeti. Ci accoglie il padre dei due.