Il diritto di essere contro!

Qualche anticipazione dall'elaborato di Laboratorio SUPSI di quest'anno…

Mi sento spesso dire che non occorre schierarsi “contro” alle cose, sarebbe molto meglio essere “per"[2]. Questa sciropposa critica,  viene rivolta, spesso e volentieri da più parti, ma mi pare bisognosa quantomeno di qualche precisazione.

Questo modo di pensare fa parte dell’insopportabile buonismo di un certo tipo di sinistra (a cui appartengono anche tutta una serie di operatori sociali, ma non solo) che ha come massimo riferimento culturale ed espressione di ribellione l’agenda di Smemoranda e l’ascolto di Jovanotti[3] (due prodotti culturali piacevolissimi ma non certo sufficienti ad una visione lucida dei problemi sociali). Sono sicuro che ci siano momenti storici in cui è necessario “essere contro” perché la situazione sociopolitica è tale che prima di poter costruire qualcosa di nuovo occorre spazzare via il vecchio che avanza, che occupa spazio, ruba tempo e spreca energie.

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L’inevitabile misantropia quotidiana

Scivolo nella tarda serata di un giovedì qualsiasi di un flaccido agosto, tassi di ozono e di polveri fini alle stelle. La radio invita chi è rimasto in città a non uscire di casa nelle ore più calde. Il turco che vende kebab all'angolo dell'università è impegnato in un'animata discussione con un ragazzo biondo forse un po' ubriaco, convinto che a Rimini la gente sia molto più aperta e cordiale. L'attenta analisi sociologia del biondo, è stata ispirata dall'essersi riuscito a slinguare una  villeggiante nordica lo scorso agosto sulla riviera romagnola. Il turco, che si sente già abbastanza integrato da sentirsi in dovere di difendere l'onore patrio, risponde con salomonica saggezza che, secondo lui, di stronzi ce ne sono da tutte le parti. Anche perché non ho una precisa opinione sull'argomento evito di entrare in discussione e chiedo un falaffel, cercando di scandire bene le parole, nonostante l'incertezza della sillaba su cui far cadere l'accento. Quello all'angolo dell'università è l'unico chiosco che non aderisce al cartello dei kebabbari che si sono accordati per tenere i prezzi alle stelle e spartirsi i profitti generati dalla fame chimica notturna. Prende cinque dischetti di pasta di ceci dal congelatore a cassapanca dietro al bancone. Il biondo non smette di parlare e di sparare scontatezze accennando alla sua più unica che rara avventura erotica estiva. Continua la lettura di L’inevitabile misantropia quotidiana

Ascolta: Renato Curcio al Molino su lavoro e consumo

Sabato 2 dicembre, Renato Curcio presenta al CSOA il Molino di Lugano il lavoro del cantiere di ricerca e il progetto Sensibili alle Foglie, parlando dei due volumi L’Azienda totale e Il consumatore lavorato. Una ricerca sulle trasformazioni in atto nel mondo del lavoro e del consumo.

Registrazione a cura di Progetto Radio Scatola Nera!

La registrazione è riascoltabile (mp3):
Sul sito del CSOA il Molino (tramite un comodo player)
Dal sito di PRSN
Dal sito di radio RANA

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