Disturbi culturali

Post tratto da indymedia

Anche in Ticino, nelle scorse settimane si sono viste timide azioni di "disturbo culturale". In occasioni di due appuntamenti promossi dal CSOA il Molino sono apparsi finti ma credibili cartelli segnaletici, firmati da un immaginario "Dicastero città Invivibile" della città di Lugano che, esplicita, con un linguaggio cinico-burocratico i cambiamenti socio-urbani in corso a Lugano.

Il pdf con tutti e 9 i soggetti

La grafica plausibile, inserita in un contesto di vero cantiere o accompagnata dal nastro biancorosso tipico dei lavori in corso posato per l’occasione, ha tentato di creare nei passanti un cortocircuito cognitivo con lo scopo di fare della critica sociale e della controinformazione con delle modalità comunicative che stupiscano facendo riflettere e sorridere i passanti.

Spunto per questa azione è stato tratto dai compagni di "Noexpo", l’osservatorio su expo 2015 a Milano, alcune foto delle loro azioni le trovate qui

 

  

In occasione del "precorteo precario e migrante" del primo maggio, il messaggio è stato veicolato anche attraverso una fitta azione di Stikering, l’affissione di una grande quantità di adesivi su spazi pubblici. Questa strategia ha solitamente buoni risultati anche grazie al fatto che l’affissione degli stessi richiede molta meno energia che l’eliminazione.

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Panchine: un’utopia realizzata

Questo articolo, pubblicato sul numero di maggio di Voce Libertaria è una rielaborazione del post "L’opera Buffa".

 “Les gens qui voient de travers, pensent que les bancs verts, qu’on voit sur les trottoirs, sont faits pour les impotents ou les ventripotents. mais c’est une absurdité, car, à la vérité, ils sont là, c’est notoir’, pour accueillir quelque temps les amours débutants.” Georges Brassens

Torno a parlare di panchine, proprio sul numero dedicato al primo di maggio, in quanto le stesse sono Condicio sine qua non, per praticare in maniera efficace e piacevole l’ozio urbano, quale atto di resistenza contro la produttività ad ogni costo. È evidente, la morfologia del territorio urbano condiziona il nostro modo di essere. Le telecamere generano insicurezza, gli orologi posti ad ogni angolo della città ci aiutano ad essere puntuali, la rarefazione delle cabine telefoniche invita all’uso dei telefonini, la sparizione delle fontanelle promuove la privatizzazione dell’acqua. Ogni scelta urbanistica condiziona il nostro modo di vivere e di pensare la città. “Le fate abitano i boschi e non potrebbero abitare altri luoghi; la connessione tra individuo e luogo è fondamentale per la caratterizzazione dell’individuo e del luogo, non appare plausibile che le fate possano abitare le periferie urbane mantenendo la loro configurazione” scrive Adriano Paolella nel suo "Abitare i luoghi, insediamenti, tecnologia, paesaggio" stampato dai tipi della Biblioteca Franco Serantini. In città, per conservare e rivendicare le nostre peculiarità di esseri umani, abbiamo bisogno di panchine almeno quanto le fate hanno bisogno di alberi per conservare la loro magia. Continua la lettura di Panchine: un’utopia realizzata