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Il pene di Fassbender

Nemmeno questo mese, purtroppo, uscirà UNO. Purtroppo. Se fosse uscito avrei scritto questo.

Sono stato a vedere Shame. Che avevo già cercato di andarci la settimana scorsa ma la sala era già piena allora avevo visto The Iron Lady sulla Tatcher. Ma non divaghiamo. Shame significa vergogna, ma anche pudore, disonore e peccato. Ma non è questo di cui volevo parlare. Volevo raccontare che avevamo i posti in fila E il numero 5 e il numero 6. Solo che l’E6 era già occupato allora ci siamo seduti all’E4 e all’E5. In fondo per noi non cambiava nulla e mi sembra sempre un comportamento da ossessivi quello di volersi sedere al cinema proprio al proprio posto. C’erano i trailer e poi il film è iniziato e dopo qualche minuto è arrivato chi aveva comperato il biglietto per il posto E4 che non spettava a noi, allora abbiamo chiesto al tipo che era seduto all’E6 di controllare il suo biglietto, effettivamente lui aveva l’F6. Aveva sbagliato fila. Chiarito l’equivoco ci siamo alzati per fare scambio di posto. Soltanto che era proprio il momento in cui si vedeva il pene di Fassbender e quelli delle file dietro ci sono rimasti male e hanno urlato. Ho chiesto scusa a quelli delle file dietro anche se poi hanno passato tutto il film a mangiare che non mi sembra proprio il film adatto su cui mangiare.

Carnage

Il logo della rivista

Una persona di cui non posso dire il nome e nemmeno l’iniziale è andata a vedere Carnage di Polanski. (Così giusto per chiarezza: non è il mio coinquilino Stefano. Lo dico a scanso di equivoci). Questa persona misteriosa è andata a vedere Carnage con lo scopo di cercare di limonare con la sua accompagnatrice. Questa persona misteriosa non era molto contenta del risultato della serata. Effettivamente Carnage non è il film più adatto se vuoi limonare, per diversi motivi. Io ho identificato i tre principali. Continue reading Carnage

Claudia Cardinale quando ride si piega un po’ di lato

È uscito UNO di settembre. Come passa il tempo.

Stefano, il mio coinquilino, si è ritrovato la sera che premiavano la Claudia Cardinale al Festival di Locarno senza un posto a sedere in piazza. Allora ha provato ad entrare nel ring, che è quella zona delimitata riservata ai VIP (o presunti tali) e agli sponsor, che rimane spesso parzialmente vuota. Grazie alla sua proverbiale caparbietà è riuscito ad entrare e sedersi. Hanno premiato la Claudia Cardinale, e poi lei è andata a sedersi nel ring, proprio una fila di sedie davanti a Stefano. Dopo la premiazione c’era un film giapponese ed è quindi salito sul palco il regista giapponese che parlava in giapponese con una traduzione simultanea in francese. Stefano seduto nel ring stava aiutando una ragazza indiana appena conosciuta a capire quanto succedeva sul palco, traducendo dal francese all’inglese. Claudia Cardinale, sentendo vociare alle spalle si è voltata stupita e, con sguardo lusinghiero e un grande sorriso, ha chiesto a Stefano “Ma tu parli giapponese?”. Stefano, contraccambiando il sorriso, ha spiegato a Claudia Cardinale che stava soltanto traducendo dal francese. Poi inizia il film, che è un film da ridere. Stefano ride. Anche Claudia Cardinale ride e ogni volta che ride si volta di tre quarti come a gettare uno sguardo ammiccante a Stefano. Stefano è inizialmente un po’ imbarazzato da tutto questo interesse da parte di Claudia Cardinale, anche perché “C’era una Volta il West” è uno dei suoi film preferiti e li Claudia Cardinale era proprio bellissima e la scena in cui fa il bagno nuda nella tinozza piena di schiuma l’aveva turbato parecchio nel corso dell’adolescenza. Stefano decide di lasciarsi andare e di contraccambiare i sorrisi e inizia a riflettere sui suoi pregiudizi rispetto al sesso con persone anziane. In fondo Claudia è ancora una donna piacente. Ma dopo un po’ Stefano si accorge che non è lui che sta guardando, ma che è una specie di tic di Claudia Cardinale, e che quando ride si piega un po’ di lato.

Cloro

Il contributo per UNO di agosto. Per questo numero ci si stacca dalla classica impostazione a “rubriche” per lasciarsi travolgere dal “dove sono oggi”. Qui e ora, perché come riportato nell’editoriale “sapere dove siamo è un metodo per cercare di intuire chi siamo e il primo passo per comprendere da dove veniamo. Ma questo sarà il lavoro di una vita intera.”

Sono sull’autobus numero due quello che dal lago va fino alla stazione. Alla fermata del lido sale un gruppo di ragazzi. Il loro forte odore di cloro da piscina riempie il mezzo. Uno di loro si siede accanto a me, ha i pantaloni bagnati.
Ha con sé un iphone collegato a delle casse, piccole ma potenti, con un’ applicazione che simula rumori corporei. C’è il tasto rutti, il tasto scoregge (con diverse modulazioni). Lui schiaccia le icone e il gruppo ride di gusto. Anche a me viene da ridere. Scendo alla stazione e vado dove devo andare. Al ritorno scendo a piedi verso casa. Prendo l’abituale scorciatoia, quel percorso che da sotto alla stazione arriva in centro, alla pensilina del Botta, passando per le scale esterne di un complesso bancario, ma scopro che il percorso è stato sbarrato. Un grande cancello all’altezza della Madonna in cemento armato con un gancio sulla schiena per poterla spostare con la gru. Sono un cultore dei percorsi alternativi, quindi evito la via Cattedrale, torno un po’ indietro e imbocco una stradina che a memoria dovrebbe portarmi in centro. Ma sbaglio qualcosa e soprappensiero entro in una rampa di un parcheggio. Una voce mi urla “via da lì”, torno indietro e raggiungo la signora che sta gridando. Le dico di smetterla di urlare e che io vado dove voglio. Ha una cinquantina di anni, una maglietta leopardata attillata e mi dice che è la custode. Le dico che ho sbagliato strada ma che non deve urlare in quel modo, è una custode, mica un poliziotto. Lei mi dice che con il buio non ero un bel vedere e che di solito ci sono dei ragazzi che si arrampicano sui muretti.

Troppo pochi dinosauri

da UNO di Luglio (come passa il tempo)

È difficile scrivere un articolo che parli di fugacità e cinema allo stesso tempo. Sarei stato meno in difficoltà a scrivere un articolo su cinema e dinosauri. Inizialmente, prima che la redazione mi segnalasse il tema “fugacità”, avevo pensato di proporvi l’elenco delle dieci cose che fanno incazzare un docente di storia e critica cinematografica. Purtroppo me ne sono venute in mente solo tre. Ma mi sembrava un’idea cool quella di risolvere un’articolo con un elenco. Continue reading Troppo pochi dinosauri

Uno di Maggi

…un grande carro a forma di sardina passa per le strade seguito da una processione spontanea: ci si veste di nero, molti uomini si vestono da vedova e tutti fingono di piangere.

È uscito il numero di UNO di Maggio (siamo già al quinto numero). Con la seconda parte del concorso “città invisibili/invivibili“.

Il bello di vedere i film è che fanno nascere dentro di te delle domande. Mentre davanti ai tuoi occhi scorrono le immagini scelte dal regista, la tua mente è libera di vagare, fare collegamenti ed aprire le porte di nuovi mondi. Da una curiosità all’altra, un percorso sinaptico fatto di stimoli e di immagini. Per esempio, guardando “Somewhere” della Sofia Coppola con Stefano è nato un dibattito sull’età di Valeria Marini. Secondo me aveva fra i 30 e i 40 anni. Secondo Stefano fra i 40 e i 50. Aveva ragione lui. Consultando wikipedia abbiamo scoperto che è nata il 14 maggio 1967, fra pochi giorni compie quindi 44 anni. Il bello di vedere i film con Internet vicino è che ogni curiosità può essere subito appagata. Ma non tutte. Per esempio, dopo aver visto “Salò o le 120 giornate di Sodoma” di Pasolini ho subito scritto al servizio consumatori della Maggi (azienda ora conglobata dalla Nestlé) per cercare di rispondere ad un mio assillante dubbio.

Egregi signori,
mi è capitato di vedere Salò di Pasolini, sono rimasto particolarmente colpito dalla signora Maggi, colei che propone e promuove l’oroanalità e la scatofilia all’interno della comunità. Visto che il nome richiama il vostro rinomato insaporitore per alimenti, mi chiedevo se fosse un caso di produc placement all’interno della pellicola o se ci fosse in qualche modo un collegamento, diretto o indiretto, voluto o non voluto fra le scelte alimentari proposte nel film e il vostro  “aroma” che, grazie ad esperienza, qualità e un’attenta selezione dei migliori ingredienti, arricchisce in modo sano e leggero il gusto di ogni mio piatto. In attesa di una vostra risposta, cordialmente vi saluto.