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Recensione di Avatar di uno che non lo ha visto

È uscito UNO numero due. Questo il mio contributo per la rubrica “cinema“.

Volevo confessare. Non ho visto Avatar. Tutti dicono Ah, va visto per gli effetti speciali! oppure Ah, segue alla lettera gli schemi di narrazione classici! Io non voglio fare lo snob che non guarda Avatar, è che non sono andato a vederlo quando era programmato al cinema (perché ero ancora un po’ nervoso per la storia delle lasagne) e poi volevo vederlo al Cinema al Lago ma non ricordo più se pioveva o se dovevo fare qualcos’altro quella sera. Non è che non ho visto Avatar perché voglio fare lo snob, Titanic si, non lo ho visto perché volevo fare lo snob, lo ammetto, soprattutto se ormai sono passati anni. Era che, a quell’epoca, tutti andavano a vedere Titanic. C’erano le ragazzine che erano innamorate di Leonardo di Caprio ed andavano a vedere Titanic cinque o sei volte ed io ero alle medie e volevo essere alternativo e quindi non ci sono andato. L’ho visto poi in VHS (erano i tempi in cui non si potevano scaricare i film ma dovevi farti prestare le cassette dagli amici e capivi tanto di una persona guardando se te le restituiva riavvolte o no). Però Avatar è come se lo avessi già visto, perché ho visto sul computer di mia sorella Wall-e, e non so come mai mi immagino che la storia sia simile anche se tutti dicono che è più simile a Pocahontas. So che ci sono delle persone blu che si muovono in uno sfondo fatto con il computer e che le loro code sono i loro organi sessuali (non ho capito bene se questo è esplicito o se è una supposizione dei miei informatori). Ho sentito anche che su Internet c’è una scena censurata di questi alieni che hanno un amplesso. Non so se con le code o con cosa. Ho fatto una veloce ricerca e ho scoperto che vendono delle pseudovagine aliene di plastica blu per provare l’ebbrezza di amare una extraterrestre. Costano solo 74 dollari.

Risorse di sopravvivenza nell’istituzione totale per anziani

Il libro "Pannoloni Verdi", di Valentino Nicola, raccoglie, grazie allo strumento dei cantieri di ricerca, le narrazioni del personale e degli ospiti di una delle più antiche istituzioni per anziani di Bologna l’IPAB Giovanni XXIII. Anche alle nostre latitudini la realtà della "casa anziani", parzialmente staccata dal tessuto sociale, è pressoché sconosciuta a chi non è "parente" o "addetto ai lavori".

Dai racconti particolari con cui ci si può immergere nella sconcertante quotidianità di queste case, si arriva a distillare alcune caratteristiche generali delle moderne "istituzioni totali per anziani". Dall’attesa passiva della morte (funzione terminale) di persone anche di età inferiore ai 60 anni ma ritenute "in esubero" dalla società, ai dispositivi di contenzione farmacologica e fisica, necessari più alla tranquillità e alla razionalità economica istituzionale che alle reali esigenze di sicurezza e protezione degli ospiti. Continua la lettura di Risorse di sopravvivenza nell’istituzione totale per anziani