Lugano, il sindaco Fragolone e la torta di fragole

Stava per arrivare il giorno tanto atteso da tutti, il giorno in cui, ancora una volta, la città di Lugano avrebbe potuto balzare agli onori della cronaca per mostrare alla stampa confederata e al mondo quanto di meglio sapeva offrire: la torta di fragole più grande del mondo. Erano anni che la città riusciva a conservare il record, fin forse dall’inizio degli anni novanta quando era iniziata quella che sarebbe poi stata definita “la politica della distrazione”.
Gli equilibri mondiali si erano fatti più tiepidi dopo la caduta del muro, il problema della droga e della delinquenza giovanile non bastava a riempire le menti e i discorsi della gente comune, fu perquesto che il sindaco di allora intraprese la fortunata strada del governo del disimpegno.
La prima torta da record era lunga appena 200 metri e fu sbafata in appena un quarto d’ora dalle orde di famelici elettori, la seconda, nel maggio del 2004 divenne lunga 300 metri, impiegando 570 kg di fragole fresche, 160 kg di sfoglia, 165 litri di crema pasticcera e 130 litri di gelatina di fragola raggiungendo la vertiginosa lunghezza (per quei tempi) di 300 metri.

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L’importanza di non avere un telefonino

uomo natelOrmai chiunque ne ha almeno uno. Non è più uno status riservato ai manager e agli affaristi anche i poveri ne sono provvisti, anzi, soprattutto i poveri. Costretti da logiche sociali perverse ad indebitarsi o a rinunciare a beni di certo più utili per poterselo permettere. Nessuno vuole più rinunciarci, anzi nessuno muove nemmeno più critiche verso questo superfluo ed invadente mezzo di comunicazione. Dal socialista moderato all'anarchica del Bonnot, dalla piccola imprenditrice all'autonomo del Molino, dalla casalinga al lavoratore flessibile, tutt* con il proprio cellulare trillante a pochi centimetri dai testicoli (o dalle ovaie a seconda del caso), tutti quanti assieme spensieratamente fiduciosi nel fatto che nessuno studio scientifico provi in modo chiaro, per ora, la nocività delle onde elettromagnetiche. Riteniamoci quindi, primi ed unici responsabili della posa selvaggia di antenne (sopra palazzi popolari, in zone di pregio naturalistico, vicino agli asili) dobbiamo assumerci in pieno le conseguenze dei danni che i telefonini stanno provocando e potranno causare.

> Un manuale di autodifesa per tutti nel far-west dei telefonini

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Repressione al presidio contro Berlusconi a Morcote

Quel giorno a Morocote...Sabato 23 ottobre 2004, assieme a diverse altre persone ho deciso di partecipare alla manifestazione organizzata per contestare l'arrivo a Lugano di Silvio Berlusconi. Numerosi sono i motivi che mi hanno spinto a non voler accogliere questo presidente guerrafondaio, arrivista ed anticostituzionale, mi sono quindi recato, in maniera del tutto pacifica (indossando dei sandali) a Morcote davanti all'hotel che avrebbe ospitato il convegno degli "Azzurri nel mondo".    

Una cinquantina di persone stavano esibendo degli striscioni, urlando slogan e distribuendo volantini. La situazione sembrava tranquilla se non fosse stata per la presenza spropositata di polizia cantonale. Dopo pochi minuti, sono giunte due camionette piene di poliziotti in tenuta antisommossa che, fucili alla mano, si sono schierati davanti a noi. Hanno iniziato a spintonarci con gli scudi di plexiglas, nonostante la provocazione nessuno ha reagito. Gli antisommossa hanno continuato a spingere fino a circondarci completamente. A quel momento hanno annunciato che per uscire avremmo dovuto presentare i documenti e farci identificare.

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Militanza vs. volontariato

Affinità e divergenze fra volontariato e militanza, pare che frati cappuccini e squatters napoletani a volte s'intendano…

“Non so bene, non so dirti dove nasca quel calore, ma so che brucia, arde e freme, trasforma la tua vita e non lo puoi fermare, una sorta di apparente illogicità,ti fa vivere una vita che per altri è assurdità, ma tu fai la cosa giusta, te l'ha detta quel calore, ti brucia in petto è odio mosso da amore [1]”

Lavora con generosità, non badando a ricompense gratificatorie o economiche: ma perché ci credi [2].

 Nei centri sociali, non si fa volontariato, si milita. Apparentemente l'agire pratico potrebbe apparire simile, in ambedue i casi alcune persone di loro spontanea volontà decidono di dedicare più o meno tempo ed energie ad un'attività socialmente utile. Ma le differenze sono stostanziali. La militanza all'interno di un centro sociale produce come effetti collaterali tutta una serie di servizi e di vantaggi per la popolazione, ma non sono questi benefici il fine ultimo del militare, sono solo un mezzo attraverso a cui si tenta di raggiungere un obbiettivo radicale di mutamento totale di questo tipo di organizzazione sociale e un nuovo mondo di intendere le relazioni fra le persone. Il CSOA il Molino negli ultimi anni, ha servito migliaia di pasti caldi a prezzi popolari (e spesso anche gratuitamente), di questo servizio hanno potuto beneficiare studenti, disoccupati, workingpoor, migranti, clandestini, viaggiatori, persone con pochi o addirittura senza soldi. Non per questo sarebbe corrette dire che il Molino è una mensa, le differenze sono lampanti. La mensa è solo uno delle modalità scelte (ne abbiamo e  ne stiamo utlizzando altre) per raggiungere l'obbiettivo rivoluzionario e che ci permette di iniziare, già sin da ora, a vivere collettivamente e secondo alcuni principi, un argomento importante quale è l'alimentazione. Il fatto di aver sfamato delle persone (e di esserci sfamati) è sicuramente un'attività utile e preziosa all'interno della realtà urbana luganese, ma non è che una piacevole conseguenza del nostro agire.

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