Il cuscino anti russo

Il manifesto

Articolo uscito sullo scorso numero de “Il Diavolo

Carmen attenta!
Il manifesto non lo si vede ormai più da qualche settimana. Ma vale la pena recuperare la rubrica “Classeur de Pub” per recensire questa affissione promossa durante l’estate da “FF al Commercio. Un obbrobrio del genere non va lasciato passare in sordina.

Roncopatici
È forse che siamo troppo abituati alle campagne xenofobe dell’UDC ma questo cartellon si presta bene a dei fraintendimenti. È forse una campagna contro i cittadini delle ex repubbliche sovietiche? Dopo i manifesti anti-islamici, le leggi anti-burqa e i ratti anti-frontalieri ecco il cuscino anti-russo. Un cuscino che distribuisci nelle case e – puff – i russi spariscono, un po’ come quei sacchettini di lavanda anti-tarme che metti sul fondo dei cassetti. Abitanti di Mosca, tremate. Cittadini di St. Pietroburgo, iniziate a scappare. Patrizi di Volgograd, fuggite. Continua la lettura di Il cuscino anti russo

Xenia Tchoumitcheva: London’s Burning

Xenia in una sua rara immagine in cui indossa degli abiti (vedere google image per credere)

Articolo uscito sul quindicinale satirico “Il Diavolo” di due settimane fa. Circa

Agosto 2011, Londra Brucia, quello che quando accade nei paesi arabi è chiamato rivoluzione alle nostre latitudini diventa un problema di ordine pubblico. Il prestigioso portale d’informazione ticinOnline è sempre sul pezzo, non può far mancare ai suoi attenti e selezionati lettori una approfondita analisi redatta da una delle più esperte politologhe e rinomata conoscitrice di fenomeni sociali: Xenia Tchoumitcheva (leggi l’articolo originale). La modella che si spoglia nel video di Paolo Meneguzzi e che è arrivata seconda (lo riportiamo per dovere di cronaca) a Miss Svizzera nel 2006.

Il portale online riporta solo qualche stringata dichiarazione della miss, sufficiente comunque a comprendere quanto Xenia abbia subito preso a cuore il problema, empatizzato con le persone coinvolte e analizzato gli accadimenti londinesi: “Fa effetto vedere ristoranti prestigiosissimi assaliti in questo modo” e continua nella sua analisi “La situazione non è di certo ideale per chi fa business nella city e neppure per i turisti, sono tutti spaventati”. L’articolo si conclude informandoci sulle condizioni di salute della modella che ha un po’ di febbre.

Grazie ad una talpa con influenze importanti nell’ambiente di Scotland Yard siamo riusciti ad ottenere la trascrizione integrale dell’intervista di ticinOnline alla bella modella dal cognome impronunciabile. Anche noi come Wikileaks la pubblichiamo senza censure.

Ciao Xenia, scusa il disturbo, ma volevo sapere qualcosa a proposito degli scontri a Londra di questi giorni…
Effettivamente gli scontri a Londra sono un problema, con tutti che guidano dalla parte sbagliata della strada, ho più volte bocciato la Jaguar di mio padre… Continua la lettura di Xenia Tchoumitcheva: London’s Burning

Albergo

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Reportage apparso su “Ground Zero #01/Luoghi” (dicembre 2009). Testo di Olmo Cerri e fotografie di Matteo Fieni.

La mia è sempre stata una famiglia di albergatori. Negli anni ‘60 abbiamo avuto un albergo che esiste ancora oggi, in corso Buenos Aires a Milano. Nel ‘72 ci siamo trasferiti a Lugano, eravamo proprietari del Felix, poi siamo passati al Roxy a Loreto e, per un breve periodo, all’albergo San Carlo in via Nassa. Abbiamo tenuto in seguito, per almeno dieci anni, il ristorante cinese di Breganzona, anche se quello che preferiamo è il lavoro in albergo: la ristorazione crea più problemi che soddisfazioni.

Io ho cominciato a lavorare a tredici anni, non si trattava di aspettare che i clienti arrivassero in albergo, cercavamo di essere attivi, andavamo in piazza del Duomo con un motorino e avvicinavamo i turisti. Non c’erano sistemi di prenotazione, chi arrivava in stazione non sapeva dove andare. Mio padre ora ha ottantasei anni, è nato in Egitto, ha vissuto un po’ in tutti i paesi e parla tutte le lingue, con garbo convinceva i viaggiatori da tutto il mondo a pernottare nel nostro albergo, che era un posto pulito e con prezzi contenuti.

Lugano non è Parigi, Venezia o Roma, qui il turismo è diventato ingestibile. Una volta attorno alla stazione c’erano almeno una ventina di alberghi: oggi sono stati tutti chiusi e abbattuti. Chi non era proprietario si è ritrovato a confrontarsi con affitti esorbitanti, la clientela non è cresciuta e sono stati costretti a smettere. Le vecchie generazioni non hanno avuto un ricambio, i “nuovi” hanno ritenuto molto più interessante vivere con i proventi della vendita degli immobili. Oggi l’albergo si rivolge sempre meno ai turisti, è diventato un riferimento per tanti che si ritrovano ad aver bisogno di un alloggio.

Qui all’Hotel Besso arriva un po’ di tutto, dal viaggiatore in treno a chi si ritrova a non avere un appartamento perché magari litiga con la moglie, oppure perché ha la fidanzata e non può portarla a casa e vogliono stare comunque in intimità. Abbiamo avuto anche persone provenienti dall’estero a Lugano per lavoro, nell’attesa di un appartamento definitivo si fermano da noi per qualche settimana.

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