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Perché Arcolaio è importante!

Sabato scorso abbiamo portato un po’ di materiale informativo della REC alla festa di Arcolaio, iniziativa socioculturale bellinzonese che nei prossimi mesi interromperà purtroppo le sue attività. Abbiamo fatto conoscenze interessanti e realizzato un piccolo video raccogliendo le impressioni dei partecipanti che hanno voluto rispondere alla domanda “Perché Arcolaio è importante per te”. Abbiamo messo in piedi un piccolo atelier audiovisivo in cui gli interessati potevano contribuire alle riprese e assistere ad una sessione di montaggio “live”. Ecco il risultato!

Arcolaio è un’associazione, ma anche un progetto che contiene dei progetti. È nato per conoscere i bisogni del territorio, riflettere sui desideri, realizzare percorsi di sviluppo comunitario di cui possano beneficiare la collettività, ma anche le singole persone.

> arcolaio.ch

Erbacce – ritratti erbacei

Erbacce

Ecco online le “erbacce”, andate in onda nell’autunno 2009 a LaTele (RSI, La1) – maggiori informazioni

Le erbacce sono onnipresenti, appena ci distraiamo un attimo iniziano a crescere e presto sovrastano le piante che consideriamo utili e che con tanta fatica coltiviamo. I “mille papaveri rossi” di Fabrizio de André, fanno parte della vita di tutti noi, ed è per questo, che spesso e volentieri, sono entrate a far parte della nostra memoria. Ad esse, anche grazie ai profumi che emettono, associamo ricordi legati ad episodi passati e momenti significati della nostra esistenza.

In questa serie vorrei raccogliere “storie di erbacce”, in ogni episodio una persona si presenta attraverso alla malerba che le è più affine o verso cui serba un ricordo o un aneddoto caro nella cornice della moltitudine di prati, orti e boschi del nostro cantone. Un faccia a faccia fra umani e vegetali che mette in confronto dialettico una porzione della propria narrazione autobiografica con le proprietà vere o attribuite di una pianta. Un catalogo di volti e foglie, radici, rizomi, fronde e chiome.

NICOLA SCHOENENBERGER ci accompagna nell’ultimo luogo selvaggio della città di Lugano, la foce del fiume Cassarate. Un’area importantissima dal punto di vista botanico e ricchissima di biodiversità, perché ospita tutta una serie di specie pioniere come il CIPERUS, strettamente imparentato con il papiro…

Chi non ha dei dolorosi ricordi della puntura dell’ORTICA? MARGHERITA SCHOCH, il cui nome richiama piante ben più delicate, ci racconta la sua esperienza neorurale in valle di Muggio, quando una disavventura con le capre la costringe in un cespuglio di queste pungenti erbacce.

Attorno alle zone umide del nostro cantone cresce la FELCE DOLCE, la cui radice ha il gusto e il profumo della liquirizia. STEFANO BERNASCHINA, di Riva San Vitale ricorda i momenti in famiglia, sul monte San Giorgio, in cui si raccoglieva questa gustosa “erbaccia”.

MELITTA JALKANEN è una finlandese trapiantata in Ticino. Come in un ecosistema anche nella società la multiculturalità e la biodiversità sono una forza. La monocoltura è un problema, per questo il POLIGONO DEL GIAPPONE che invade le sponde dei nostri fiumi può risultare un problema…

ELENA BACCHETTA ci accompagna nel parco delle Gole della Breggia alla ricerca del LUPPOLO. Pianta rampicante profumatissima e conosciuta per la sua utilità nell’industria birraria. Questa piana è però importante per Elena perché le risveglia i ricordi della mamma, che non c’è più, con cui andava a raccogliere i germogli di questo rampicante selvatico.

Lungo la ferrovia, che percorre in lungo ed in largo il nostro paese, passano ogni giorno treni carichi di merci di ogni tipo. Capita che, qualche volta, un seme cada dai vagoni e trovi terreno adatto alla sua crescita proprio nella massicciata ferroviaria. Con PIA GIORGETTI, fra i binari della stazione FFS di Lugano, conosceremo l’EUFORBIA DEI BINARI il cui nome è più che emblematico.

VALERIA PFAHLER, attraverso la CICORIA racconta alcuni suoi ricordi di bambina che ha vissuto la seconda guerra mondiale. Tempi duri, in cui di cibo non se ne poteva sprecare e in cui bisognava arrangiarsi, anche attraverso piccoli stratagemmi, per avere di che sfamare tutta la famiglia, e le erbacce venivano in soccorso!

BRUNO BELLOSI a trent’anni suonati ha lasciato il suo lavoro e ha ripreso a studiare botanica. Uno degli ambienti che predilige sono le discariche di inerti. Visiteremo con lui quella di Balerna che scopriremo popolata di piante meravigliose come la pungente NAPPOLA ITALIANA.

Albergo

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Reportage apparso su “Ground Zero #01/Luoghi” (dicembre 2009). Testo di Olmo Cerri e fotografie di Matteo Fieni.

La mia è sempre stata una famiglia di albergatori. Negli anni ‘60 abbiamo avuto un albergo che esiste ancora oggi, in corso Buenos Aires a Milano. Nel ‘72 ci siamo trasferiti a Lugano, eravamo proprietari del Felix, poi siamo passati al Roxy a Loreto e, per un breve periodo, all’albergo San Carlo in via Nassa. Abbiamo tenuto in seguito, per almeno dieci anni, il ristorante cinese di Breganzona, anche se quello che preferiamo è il lavoro in albergo: la ristorazione crea più problemi che soddisfazioni.

Io ho cominciato a lavorare a tredici anni, non si trattava di aspettare che i clienti arrivassero in albergo, cercavamo di essere attivi, andavamo in piazza del Duomo con un motorino e avvicinavamo i turisti. Non c’erano sistemi di prenotazione, chi arrivava in stazione non sapeva dove andare. Mio padre ora ha ottantasei anni, è nato in Egitto, ha vissuto un po’ in tutti i paesi e parla tutte le lingue, con garbo convinceva i viaggiatori da tutto il mondo a pernottare nel nostro albergo, che era un posto pulito e con prezzi contenuti.

Lugano non è Parigi, Venezia o Roma, qui il turismo è diventato ingestibile. Una volta attorno alla stazione c’erano almeno una ventina di alberghi: oggi sono stati tutti chiusi e abbattuti. Chi non era proprietario si è ritrovato a confrontarsi con affitti esorbitanti, la clientela non è cresciuta e sono stati costretti a smettere. Le vecchie generazioni non hanno avuto un ricambio, i “nuovi” hanno ritenuto molto più interessante vivere con i proventi della vendita degli immobili. Oggi l’albergo si rivolge sempre meno ai turisti, è diventato un riferimento per tanti che si ritrovano ad aver bisogno di un alloggio.

Qui all’Hotel Besso arriva un po’ di tutto, dal viaggiatore in treno a chi si ritrova a non avere un appartamento perché magari litiga con la moglie, oppure perché ha la fidanzata e non può portarla a casa e vogliono stare comunque in intimità. Abbiamo avuto anche persone provenienti dall’estero a Lugano per lavoro, nell’attesa di un appartamento definitivo si fermano da noi per qualche settimana.

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