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Sindaco di Lugano (se fossi il)

Una volta ho abitato in una casa in cui il balcone dava sulla strada in cui nessuno guardava mai in su. Io alla mattina uscivo nudo sul balcone e fingevo di essere il sindaco.

Io se fossi il sindaco di Lugano trasformerei tutti gli svizzerotedeschi in giamaicani.

Io se fossi il sindaco di Lugano farei che ognuno può costruire le case alte quanto vuole ma senza usare la gru.

Io se fossi il sindaco di Lugano taglierei tutte le palme.

Io se fossi il sindaco di Lugano un anno per provare farei andare i fuochi d’artificio del primo di agosto di giorno per vedere che cosa succede.

Io se fossi il sindaco di Lugano darei al Dug il dicastero cultura, allo Ste socialità, all’Ale Martinetti Sicurezza e Sport, all’Ema Finanze ed Economia e all’Atti Sviluppo territoriale. Gli altri dicasteri prima di assegnarli dovrei pensarci un attimo.

Io se fossi il sindaco di Lugano andrei a tutte le feste cercando di entrare senza pagare.

Io se fossi il sindaco di Lugano farei i bus di un altro colore.

Io se fossi il sindaco di Lugano farei che per legge la chiave di casa va lasciata nella bucalettere, così si risolvere il problema degli scassinatori.

Io se fossi il sindaco di Lugano Piazza Dante la chiamerei Piazza Inno. Perché Dante, chi? Invece Inno è chiaro.

Io se fossi il sindaco di Lugano non vorrei avere un Burgerking nel mio stesso palazzo. Che un mio amico non sapeva dov’era il municipio di Lugano gli ho dovuto dire che era sopra il Burgherking.

Io se fossi il sindaco di Lugano toglierei tutti gli skater dallo skatepark e li farei andare in giro per le strade.

Io se fossi il sindaco di Lugano intitolerei una strada a Ursula Andress.

Io se fossi il sindaco di Lugano sostituirei la funicolare con quello scivolo a forma di coccodrillo degli anni ’80.

 

Skater tristi

Skater, ti vedo triste. Cosa c’è che non va?

Te ne stai li, con le tue scarpe Vans,
i tuoi pantaloni Converse
il tuo the freddo in tetrapak
seduto sul tuo skate
la camicia a scacchi gettata con noncuranza in un angolo
i muscoli del ventre ben profilati
e la faccia triste.

Cosa c’è che non va?

Lo skatepark ce l’hai. Con le discese e le salite. I graffiti e le tag.
Ben recintato. Con la videosorveglianza e il securitas che apre e chiude.

Il tuo passatempo, un tempo trasgressivo oggi è stato normalizzato,
non sei più un outsider, anzi ora sei accettato,
ti sorridono compiacenti anche le vecchiette,
sei persino molto richiesto al dicastero giovani
per dare un tocco di giovanilità alle sue attività
e sei addirittura diventato una categoria di youporn.

Quando fai i tricks sembri felice
anche quando sali sul bus con la tavola legata allo zaino
sembri felice
anche quando sfogli i cataloghi di scarpe
sembri felice
è proprio quando stai seduto sullo skate
che mi sembri triste.

Che a un mio amico gli hanno rubato la bici.

Che a un mio amico gli hanno rubato la bici,
una Merida. Bellissima.
L’aveva lasciata proprio da parte al centro cristiano,
dove si trovano tutte le sere per cantare e pregare.
Adesso io non è che voglio dire che sia per forza stato un cristiano,
non che le cose siano per forza legate,
sta di fatto che il mio amico l’ha lasciata davanti a un centro cristiano,
e poi non c’era più. Ed era una Merida. Bellissima.
Tutto qui.

Che poi lo so che ci sono anche un sacco di cristiani onestissimi,
che quella dei cristiani che rubano le cose è un po’ un pregiudizio,
io ho anche degli amici cristiani. Bravissime persone.
Non lo ostentano, non sentono mica il bisogno di mettersi addosso croci o robe così.
Sono normali, come me e il mio amico.
Però le cose stanno così.
Gliel’hanno rubata davanti a un centro cristiano.
Tutto qui.

Che se pensi ai tesori vaticani, alle streghe e a quelle cose li,
ti vien facile pensare che la Merida l’abbia rubata un cristiano,
ma finché non ho le prove io non ci credo,
e neanche il mio amico.
Anche statisticamente poi. Con tutti i cristiani che ci sono è chiaro che ce ne siano anche di quelli che rubano le bici.
Non è vero che ce l’hanno nel sangue sta cosa di prendere le cose degli altri,
non facciamo di ogni erba un fascio.
E anche se fosse stato un cristiano questo non significherebbe niente.
Tutto qui.

Albergo

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Reportage apparso su “Ground Zero #01/Luoghi” (dicembre 2009). Testo di Olmo Cerri e fotografie di Matteo Fieni.

La mia è sempre stata una famiglia di albergatori. Negli anni ‘60 abbiamo avuto un albergo che esiste ancora oggi, in corso Buenos Aires a Milano. Nel ‘72 ci siamo trasferiti a Lugano, eravamo proprietari del Felix, poi siamo passati al Roxy a Loreto e, per un breve periodo, all’albergo San Carlo in via Nassa. Abbiamo tenuto in seguito, per almeno dieci anni, il ristorante cinese di Breganzona, anche se quello che preferiamo è il lavoro in albergo: la ristorazione crea più problemi che soddisfazioni.

Io ho cominciato a lavorare a tredici anni, non si trattava di aspettare che i clienti arrivassero in albergo, cercavamo di essere attivi, andavamo in piazza del Duomo con un motorino e avvicinavamo i turisti. Non c’erano sistemi di prenotazione, chi arrivava in stazione non sapeva dove andare. Mio padre ora ha ottantasei anni, è nato in Egitto, ha vissuto un po’ in tutti i paesi e parla tutte le lingue, con garbo convinceva i viaggiatori da tutto il mondo a pernottare nel nostro albergo, che era un posto pulito e con prezzi contenuti.

Lugano non è Parigi, Venezia o Roma, qui il turismo è diventato ingestibile. Una volta attorno alla stazione c’erano almeno una ventina di alberghi: oggi sono stati tutti chiusi e abbattuti. Chi non era proprietario si è ritrovato a confrontarsi con affitti esorbitanti, la clientela non è cresciuta e sono stati costretti a smettere. Le vecchie generazioni non hanno avuto un ricambio, i “nuovi” hanno ritenuto molto più interessante vivere con i proventi della vendita degli immobili. Oggi l’albergo si rivolge sempre meno ai turisti, è diventato un riferimento per tanti che si ritrovano ad aver bisogno di un alloggio.

Qui all’Hotel Besso arriva un po’ di tutto, dal viaggiatore in treno a chi si ritrova a non avere un appartamento perché magari litiga con la moglie, oppure perché ha la fidanzata e non può portarla a casa e vogliono stare comunque in intimità. Abbiamo avuto anche persone provenienti dall’estero a Lugano per lavoro, nell’attesa di un appartamento definitivo si fermano da noi per qualche settimana.

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Tommaso e altri quattro spunti

1
Fermati Tommaso. Fermati! Non mi importa se ora piangi. Bisogna fare attenzione alle macchine. Quando la mamma ti dice di fermarti, devi fermarti. Per la miseria, Tommaso!

2
Google. Olmo Cerri. Chi è ‘sto velista che mi ruba le prime posizioni su google? Che palle! Un altro Olmo Cerri. Velista, poi. Sono sicuro che sarà un figo, biondo e muscoloso. Una foto non si trova. C’ha anche il sito poi, perché mai avrà bisogno di un sito uno così. Magari l’aggiorna con l’aifon dalla sua barca vela mentre si fa spalmare la crema solare. Mi scoccia un po’ la cosa, io sto qui a scrivere robe profonde e a farmi in quattro e lui va in barca a vela con gli occhiali da sole tutto il giorno e sta più in alto su google di me. Che coincidenza però. Appena ho un po’ di wireless metto i "meta tag" sul mio blog e vedo di scalzarlo. Chissà se anche lui si cerca su google e trova le mie cose. Probabilmente lui è superiore a tutto questo.

3
Le truccatrici e le costumiste hanno una visione strana del film che stiamo girando. Ho letto i loro appunti e, per loro, tutta la storia e basata su cambio di abito, piastra sui capelli, mettere e togliere lo smalto. Continue reading Tommaso e altri quattro spunti